Accadde oggi – 3 giugno 1982: Roberto Parisi diventa presidente del Palermo

Roberto Parisi presidente Palermo

Il 3 giugno 1982 Roberto Parisi, imprenditore nato e cresciuto all’ombra del Monte Pellegrino, diventò presidente del club rosanero. Un nome già noto nei salotti industriali siciliani, Parisi aveva alle spalle una carriera solida: ingegnere laureato al Politecnico di Torino, fondatore della ICEM – società che gestiva l’illuminazione pubblica della città – e vice-presidente di Sicindustria. Un uomo abituato a fare, a costruire, a illuminare Palermo in senso letterale e simbolico.

Quando prese le redini del Palermo, la squadra arrancava a metà classifica in Serie B. C’erano poche ambizioni, tanto disincanto e uno stadio, La Favorita, che sentiva il peso degli anni. Eppure, Parisi vide un’opportunità dove altri vedevano solo gestione ordinaria. Fu tra i primi a comprendere che per rilanciare il calcio palermitano serviva partire dalle fondamenta, anzi, dal cemento.

Appena insediato, presentò un piano per la ristrutturazione dello stadio: gradinate, illuminazione, servizi. L’obiettivo? Rendere La Favorita non solo una casa per i tifosi, ma un biglietto da visita degno della città. L’accoglienza fu positiva. Finalmente un presidente che metteva la città prima ancora della classifica.

La stagione 1982-83 fu onesta, senza scossoni: qualche buon risultato, un gruppo coeso, ma nulla che potesse far sognare la promozione. I limiti di bilancio e la scelta di investire sulle infrastrutture piuttosto che sul mercato influenzarono inevitabilmente il rendimento sportivo. E l’anno dopo, il 1983-84, arrivò la mazzata: la retrocessione in Serie C1. Una ferita, la prima sul campo nella storia del club.

Nonostante l’immediata risalita, quel progetto più ampio che Parisi coltivava non fece in tempo a sbocciare. Il 23 febbraio 1985, la sua vita fu spezzata in un agguato mafioso. Aveva 54 anni. Con lui se ne andò non solo un imprenditore, ma un’idea di Palermo diversa, più coraggiosa, più civile.

Oggi, a più di quarant’anni da quell’insediamento, il ricordo di Roberto Parisi vive ancora nei racconti dei tifosi e nei muri di uno stadio che provò a cambiare pelle. Il suo nome resta legato a un’epoca di sogni interrotti, ma anche di visione. Perché in fondo, Parisi non voleva solo vincere partite: voleva costruire qualcosa che restasse, per la squadra e per la città.

LEGGi anche