Inzaghi, da sempre, insiste sul concetto dei “22 titolari”. Per lui ogni giocatore deve sentirsi parte integrante del progetto, pronto a incidere subentrando a gara in corso.
Non a caso, l’allenatore ha più volte ribadito in conferenza stampa che “spesso chi entra dalla panchina è quello che mi fa vincere la partita”. Una filosofia chiara, volta a responsabilizzare chi parte fuori e a sfruttare la profondità del gruppo per cambiare il destino delle partite bloccate.
Il poco apporto dei panchinari
Tuttavia, questo principio non si è ancora pienamente concretizzato. Secondo Il Giornale di Sicilia, dopo otto giornate di campionato, i gol provenienti dalla panchina sono soltanto due. L’unica vera svolta si è vista nella sfida casalinga contro il Bari: Le Douaron, entrato nella ripresa, ha sbloccato il risultato, aprendo la strada al successo rosanero. Poco dopo, anche Gomes, subentrato a gara in corso, ha chiuso i conti con un sinistro preciso che ha fatto esplodere i 30 mila del “Barbera”.
Un episodio, quello, che sembrava poter segnare la svolta. In parte è arrivata una conferma a Bolzano, dove Palumbo, ancora una volta partito dalla panchina, ha confezionato un assist decisivo per Pohjanpalo nel 2-0 al Südtirol. Poi, però, il silenzio. Nelle partite successive, i cambi non sono riusciti più a incidere.
Nei pareggi casalinghi contro Venezia e Modena, la mancanza di impatto da parte dei subentrati è stata evidente. Né Gomes, né Le Douaron, né Vasic o Blin sono riusciti a cambiare ritmo e intensità alle gare. Anzi, in alcuni casi gli effetti sono stati opposti: Berezinsky, ad esempio, ha firmato lo sfortunato autogol del pari del Modena, mentre a La Spezia un episodio simile ha coinvolto Giovane, autore di una deviazione involontaria nella propria porta poco dopo il suo ingresso in campo.
L’augurio, per lui e per i tifosi rosanero, è che già dalla prossima sfida di Catanzaro la panchina possa tornare a essere una risorsa decisiva, quella marcia in più capace di fare la differenza nei momenti chiave.


