Un punto contro una grande squadra, un punto che fa classifica e dà continuità e consapevolezza della mentalità giusta. Il Palermo quando serve ripone il fioretto e sfodera la baionetta, difendendo all’arma bianca ogni centimetro di campo, tanto da uscire fra gli applausi dei suoi sostenitori accorsi in massa per assistere a una gara rivelatasi a senso unico per più di un’ora.
La squadra rosanero ha la difesa più forte della categoria (lo dicono i numeri), simile a una muraglia invalicabile nella quale fare breccia sta diventando un’impresa titanica. Gli avversari, anche durante un assedio senza sosta, pur non rinunciando alle velleità di sfondare tramite un varco, sono costretti a far ricorso alle catapulte per colpire dalla distanza. Una battaglia senza esclusione di colpi fra una compagine che si rintana bene ma non riparte e una che attacca con continuità ma che manca di un ariete. Anche questa è superata, Palermo imbattuto e in piena corsa promozione; ci sarebbe di che essere soddisfatti e fiduciosi.
E allora cosa è questo lieve senso di scoramento generalizzato percepibile sia all’uscita dallo stadio che sui social? Forse la piazza è partita con troppo entusiasmo, tradotto in numeri da record per abbonamenti sottoscritti, rispondendo prontamente a ogni appello della società, cercando di dimenticare in fretta tutte le delusioni del campionato precedente. Ma il trauma di tre annate sciagurate rimane lì, come se avessero coperto con l’intonaco una crepa strutturale sul muro della fiducia. Ad ogni scossone rischia di cadere tutto giù, e nella notte del Barbera di scossoni se ne sono avvertiti tanti: cambi ruolo su ruolo, stanchezza palpabile, difficoltà nel rifornire le punte, ritardo nei contrasti, centrocampo con poche idee, manovra lenta.
Probabilmente, per la prima volta in sei partite, il pubblico ha preso coscienza che questa squadra è sì forte, ma non la più forte. In A andranno in due alla fine della volata e avere il fiato corto già all’inizio (complice una rosa volutamente scarna) di certo non aiuta. È vero che, come si sente fino alla nausea, in altre annate questa gara il Palermo l’avrebbe persa, ma se si comincia a ripetere questo slogan ad ogni pareggio si potrebbe rischiare di avere più problemi in futuro di quanti immaginati ad agosto. E al quarto anno di paziente attesa, evitare di ricadere sempre negli stessi errori sarebbe il minimo.





