Palermo, due i profili da cui partirà la rinascita

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La stagione 2024/25 verrà ricordata come una delle peggiori nella storia recente del Palermo. Quattordici sconfitte, una squadra che raramente è apparsa tale e un rapporto logoro con parte della tifoseria: questo il bilancio amaro di un campionato di Serie B che ha lasciato ferite profonde nell’ambiente rosanero.

Il City Football Group, proprietario del club, è ben consapevole dello scetticismo che aleggia intorno alla società. Per questo motivo ha deciso di imprimere una svolta decisa, puntando su due figure forti e carismatiche: Carlo Osti e Filippo Inzaghi. Una scelta che segna un chiaro distacco dal recente passato e un tentativo concreto di riconquistare il cuore dei tifosi.

Osti, esperienza e competenza

Carlo Osti non è un uomo da copertina, ma il suo curriculum parla chiaro. È uno di quei dirigenti che sa costruire con pazienza, competenza e senza fronzoli. Le sue esperienze alla Ternana, dove tra gli altri acquista Fabrizio Miccoli dal Casarano, Bergamo e soprattutto Genova, sponda Sampdoria, lo hanno reso uno degli operatori più affidabili del panorama italiano. Ha scoperto, tra gli altri, anche Mauro Icardi, quando era solo un ragazzo argentino con il sogno di emergere nel calcio che conta.

La sua presenza in organico, in un contesto che finora ha pagato l’assenza di una visione sportiva chiara e coerente, rappresenta una garanzia di metodo. Osti conosce il mercato italiano, sa scegliere profili funzionali al progetto tecnico e, soprattutto, ha già lavorato in ambienti con grandi obiettivi. A Palermo, dovrà riuscirci di nuovo.

Inzaghi, l’uomo giusto al momento giusto?

La nomina di Pippo Inzaghi è tutt’altro che casuale. Il tecnico piacentino porta con sé una dote intangibile ma cruciale: la mentalità vincente. Ha vinto da giocatore e sa trasmettere ai suoi uomini un senso del dovere e dell’orgoglio che a Palermo è spesso mancato. Non è un rivoluzionario tattico, ma un motivatore, uno che sa cementare il gruppo e valorizzare i giocatori a disposizione.

Dal punto di vista tecnico, Inzaghi predilige il 3421 o il 352, con una squadra verticale, compatta e che non si specchia troppo. I suoi migliori risultati li ha ottenuti con organici giovani, affamati, con un mix di audacia e sfrontatezza. È proprio ciò di cui ha bisogno il Palermo, dopo un’annata che ha lasciato macerie sia mentali che strutturali.

Il mercato: l’ora delle scelte

Ora si entra nella fase più delicata. Palermo deve sfoltire, scegliere e soprattutto acquistare bene e in fretta. Il tempo per sperimentare è finito da tempo. Inzaghi avrà bisogno di esterni rapidi, centrocampisti di gamba e almeno una punta che sappia attaccare la profondità. Il rischio più grande? Pensare di poter riciclare troppo dall’organico dello scorso anno. Occorreranno profili nuovi, e idee chiare.

C’è anche un altro aspetto: la restituzione della fiducia ai tifosi. Nessuno chiede promesse, ma serve identità, voglia, progettualità. Una squadra che almeno provi a rappresentare Palermo e il suo spirito. Osti e Inzaghi questo lo sanno. Ed è forse per questo che, ad oggi, rappresentano il miglior binomio possibile per provare a risollevare le sorti del club rosanero.

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