C’è un limite oltre il quale la pazienza dei tifosi smette di essere virtù e si trasforma in esasperazione. Il Palermo, in questo momento della stagione, sembra molto vicino a raggiungerlo. Alcuni nodi ormai non possono più essere ignorati, e vanno risolti con urgenza a partire dalla gara contro l’Entella.
Come spiegare, ad esempio, il crollo di intensità, corsa e aggressività ogni volta che la squadra lascia il Barbera? In trasferta i rosanero appaiono lenti, prevedibili, sempre in ritardo rispetto all’avversario. Che sia un problema fisico, mentale o di atteggiamento poco importa: qualcosa non funziona, e non da oggi.
Colpisce anche l’incapacità di reagire dopo aver subito il gol a Castellammare di Stabia, quando non è arrivato neppure un tiro verso la porta. Neanche un tentativo sporco o casuale. Per una squadra che ambisce alla promozione è un segnale pesante: sterile, arrendevole, troppo facile da neutralizzare.
Le parole di Augello — “gli altri arrivano sempre primi sul pallone” — suonano come un allarme vero. Se si perde sistematicamente il duello, vuol dire che manca intensità, e la responsabilità riguarda preparazione, concentrazione, spirito di gruppo.
A centrocampo, poi, la difficoltà nel completare anche le giocate più semplici è evidente. La mediana sembra scollegata, lenta nelle idee e nell’esecuzione, incapace di dare ritmo o creare superiorità. E senza costruzione non c’è produzione offensiva: una catena che porta inevitabilmente a non tirare e, di conseguenza, a non segnare.
Tra i tifosi cresce la sensazione che la squadra stia smarrendo il rapporto con l’allenatore. Non è una certezza, ma la stanchezza nel linguaggio del corpo, le reazioni apatiche e la scarsa compattezza alimentano il dubbio. Un déjà vu che riporta a dinamiche già viste: la scintilla che manca, i meccanismi che non girano, la fiducia nel progetto tecnico che si assottiglia. E il paradosso è che tutto questo accade nonostante il Palermo abbia il centravanti più forte della categoria, un patrimonio che però non viene messo nelle condizioni di concludere. Quando la squadra non riesce a servire il proprio finalizzatore migliore, significa che c’è un problema strutturale nella costruzione del gioco.
A questo punto ci si potrebbe chiedere se si tratta di un limite tecnico, una preparazione atletica non all’altezza, una rosa costruita in modo non adeguato agli obiettivi o un gruppo che perde motivazioni nei momenti decisivi. Probabilmente un insieme di fattori, ma una certezza rimane: il Palermo non può continuare a ripetere gli stessi errori aspettando che la classifica si sistemi da sola. Da Chiavari in poi basta alibi, perché la serie B non fa sconti a nessuno.




