Palermo-CFG, un amore mai sbocciato: dai sogni dei tifosi a scelte discutibili

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Il tempo passa in fretta e ci si fanno spesso delle domande, non sempre con delle risposte esaustive o chiare. Sono passati tre anni da quando il CFG prese per mano i rosanero scaldando il cuore dei tifosi che già immaginavano di poter sentire presto nella propria testa la musichetta della Champions League, o perché no magari competere con le squadre più blasonate per il tricolore. Sognare, in fondo, non costa nulla, soprattutto quando forse questi sogni potrebbero trasformarsi presto in realtà. Analizziamo o almeno cerchiamo di capire perché il Palermo, dall’insediamento del colosso di Manchester, ha ottenuto più delusioni che gioie.

Il punto focale non può che essere la scelta degli allenatori, che risultati alla mano si è verificata sempre errata. Aldilà dell’algoritmo e delle affermazioni di Galassi, chi veramente sceglie la guida tecnica all’interno dell’organigramma del CFG? In teoria dovrebbe essere il Ds, ma è realmente così? Oppure a mettere l’ultima parola è qualcun altro come Alberto Bigon, direttore tecnico globale della galassia City? Di certo, sempre a dispetto delle recenti dichiarazioni del consigliere d’amministrazione del CFG, rimane il dubbio che ci siano troppi passaggi, vertici aziendali e call Palermo-Manchester prima di arrivare a delle scelte.

Se a questo aggiungiamo la fiducia a tempo indeterminato, o quasi, per qualunque allenatore, nonostante i risultati siano agli occhi di tutti, il quadro è completo. Come sappiamo bene ai tempi del compianto presidente Maurizio Zamparini eravamo abituati ad avere in panchina nella stessa stagione due o tre allenatori diversi, se andava bene, a volte forse gli esoneri erano al contrario troppo frettolosi, ma questo modus operandi ha portato il Palermo a livelli sportivi che oggi nemmeno ci sogniamo.

Si dice che la verità sta sempre nel mezzo, e forse questo colosso di cui la realtà Palermo fa parte dovrebbe rivedere il suo modo di operare in Italia. Non è detto che determinate logiche aziendali funzionino dappertutto, per il resto citando Lucio Battisti lo scopriremo solo vivendo.

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