Il Palermo ha chiuso il girone di ritorno dello scorso campionato con 28 punti, soltanto quattro in più rispetto ai 24 totalizzati nel girone d’andata. Una differenza minima, se si considera l’investimento fatto nel mercato di gennaio, con innesti di spessore come Emil Audero tra i pali, Giangiacomo Magnani in difesa e soprattutto Joel Pohjanpalo in attacco.
Eppure, i numeri parlano chiaro: l’effetto sul rendimento globale è stato limitato. La media punti è passata da 1,26 nella prima parte di stagione a 1,47 nella seconda. Un miglioramento, sì, ma troppo contenuto per chi ambiva al salto di categoria.
Ancora più emblematico è il fatto che, nonostante il rafforzamento della rosa, la posizione in classifica non è cambiata: ottavo posto all’andata, ottavo posto al ritorno. Un dato che avrebbe dovuto far riflettere società e staff tecnico sulla reale incidenza delle operazioni di mercato e, soprattutto, sull’anello debole della squadra.
Difesa più solida, attacco più prolifico, ma il motore del gioco, il centrocampo, è rimasto lo stesso. E oggi, all’inizio del nuovo campionato, ci si ritrova punto e a capo: la mediana rosanero è identica a quella dello scorso anno.
Nessun volto nuovo, nessun upgrade tecnico o fisico. Un reparto che lo scorso anno ha faticato a garantire equilibrio, ritmo e creatività, e che oggi rischia di essere nuovamente il tallone d’Achille di una squadra che, sulla carta, potrebbe e dovrebbe puntare in alto.
Il Palermo, per puntare seriamente alla promozione, ha bisogno di ben altro che una “semplice” ritoccata alla difesa e all’attacco, serviva un centrocampo in grado di dettare i tempi, rompere le linee avversarie e supportare entrambe le fasi con continuità e qualità.
I numeri dello scorso campionato, per quanto migliorati nel girone di ritorno, parlano di un’incompiuta. E se l’organico a centrocampo resta lo stesso, è lecito chiedersi quanto siano realmente mutate le prospettive. Il rischio è di ripetere una stagione fotocopia, con tanti buoni propositi ma pochi risultati concreti.





