Il campo, dopo nove giornate, manifesta più dubbi che certezze sul calciomercato estivo del Palermo. L’obiettivo dichiarato era rinforzare una rosa che, lo scorso anno, aveva mostrato limiti evidenti in diversi reparti. A giudicare dalle prime uscite stagionali, però, la sensazione è che la squadra non sia realmente migliorata: qualche innesto di nome, ma pochi veri rinforzi in grado di cambiare volto alla formazione di Inzaghi.
Fascia destra, il rebus continua
Uno dei nodi principali era la fascia destra, dove da tempo si avverte la necessità di un’alternativa credibile a Diakité. Il franco-maliano, generoso ma tecnicamente limitato, continua a garantire corsa e fisicità, ma resta carente nella fase offensiva e soprattutto nella qualità dei cross.
Per risolvere il problema, la dirigenza ha portato a Palermo Gyasi e, più di recente, Bereszyński. Tuttavia, le soluzioni non sembrano funzionare: il primo ha giocato poco, prima di farsi male, e non ha convinto nel nuovo ruolo, mentre il secondo, reduce da un periodo non brillante, non pare avere il passo e la brillantezza necessarie per incidere.
Il paradosso è che, dopo tante mosse, il Palermo si ritrova ancora giocoforza con Diakité tra i protagonisti principali, complice anche una difesa corta che costringe Inzaghi a utilizzare Pierozzi in posizione arretrata. Il reparto difensivo era stato rinforzato con l’arrivo di Bani, giocatore di caratura superiore, ma che negli ultimi anni non ha brillato per numero di presenze in campo, ma alla fine del calciomercato, perso Magnani per le note problematiche familiari, di fatto non si è provveduto a rinforzare la zona centrale. Sul lato sinistro, Augello rappresenta l’unico vero rinforzo degno di nota.
Centrocampo: il vero tallone d’Achille
Il centrocampo resta il reparto più fragile e, certamente, il meno rinnovato. L’arrivo di Palumbo avrebbe dovuto portare qualità e geometrie, ma finora l’ex Modena non ha ancora mostrato il suo valore.
Il resto del reparto è sostanzialmente quello dello scorso anno, lo stesso che non era riuscito a garantire né solidità difensiva né un filo di gioco in grado di supportare la manovra offensiva. Manca un vero regista, manca dinamismo, e manca anche un centrocampista in grado di rompere gli equilibri con inserimenti e tempi di gioco.
Attacco, pochi cambi e molti problemi
Davanti, la situazione non è molto diversa. L’unico volto nuovo di rilievo è Corona, giovane interessante ma ancora troppo acerbo per caricarsi sulle spalle le responsabilità del gol.
Il resto è rimasto invariato: Le Douaron, impalbabile al netto del gol contro il Bari, e Brunori, che sembra soffrire la convivenza con l’ombra ingombrante di Pohjanpalo. L’attacco, che sulla carta avrebbe dovuto essere il punto di forza, si ritrova ora povero di idee e con una preoccupante sterilità.
Un bilancio amaro
Il giudizio complessivo sul mercato rosanero non può che essere tiepido, se non negativo. Gli interventi non hanno corretto le debolezze strutturali della squadra: pochi veri titolari, molti rincalzi, e nessun innesto capace di far compiere al Palermo quel salto di qualità necessario per competere al vertice.
La Serie A resta un obiettivo realistico, ma servirà molto di più, sia in termini di gioco che di personalità per trasformare una buona rosa in una squadra vincente. Inzaghi dovrà lavorare sodo e trovare soluzioni tattiche che compensino le lacune di un mercato che, almeno per ora, ha deluso le aspettative.





