“Non è finita finché non è finita”, una frase sul muro, la classica banalità motivazionale che si trova sulle pareti di metà delle palestre del mondo insieme a “no pain no gain”. Eppure questo slogan, così fritto e rifritto, per una ventina di giorni è diventato il mantra di una città intera, ripetuto allo sfinimento da tifosi, stampa, calciatori e tecnico. Tanto per essere chiari, non è che fossero in molti a crederci veramente e i risultati lo dimostrano con chiarezza.
Quando si sente di precipitare però si è disposti ad aggrapparsi a qualsiasi cosa pur di non cadere giù: a un ramo, a un filo d’erba, persino ad una scritta in bella vista di fronte a una cyclette. Adesso che la discesa è terminata, adesso che si è toccato il fondo dopo l’ennesima, e per fortuna ultima per questa stagione, prestazione indecorosa, l’ambiente Palermo può tirare un sospiro di sollievo dopo un anno di martirio finalmente cessato.
Ci si è fatti forse meno male del previsto, avendo avuto il tempo di prepararsi all’impatto per un campionato intero, forse addirittura per tre, e c’è anche chi come capitan Brunori si dice pronto a ripartire. Per fortuna Palermo è resiliente, e già si sta scrollando di dosso la polvere delle macerie che questa società ha lasciato in tre campionati durante i quali ha sbagliato di tutto e di più. Avremo tempo di analizzare le rovine, granello per granello. Adesso verrebbe da consigliare solo una cosa al City Football Group: cancellate quella maledetta frase sul muro. Magari sostituitela con una del tipo “rispetta la maglia che indossi”. Se venisse messa in pratica sarebbe forse la prima volta da quando il grande colosso inglese è arrivato dalle nostre parti.





