Nella patria della commedia all’italiana, anche il calcio sembra aver trovato il modo di scrivere un copione degno dei film degli anni ’60 e ’70. In un panorama sportivo in cui siamo abituati a vedere allenatori sollevati dall’incarico con decisioni lampo o sottoposti a pressioni con ultimatum stringenti, ora assistiamo a una nuova, grottesca trovata: l’esonero con preavviso. Quanto accaduto tra la nazionale italiana e Luciano Spalletti sfiora il surreale, forse complice il clima referendario della domenica, quasi che il tema del licenziamento sia diventato materia di dibattito nazionale anche sui campi da gioco.
Il contesto, del resto, non è dei più sereni. Dopo il deludente percorso nelle qualificazioni agli Europei — chiuso con un imbarazzante terzo posto — e una Nations League che ci vede ancora spettatori delle fasi finali trasmesse in TV, la nazionale azzurra sembra entrata in un tunnel senza uscita. La recente sconfitta nella prima gara di qualificazione ai Mondiali rischia di compromettere fin da subito il cammino verso la rassegna iridata.
Due anni di gestione Spalletti non hanno portato il salto di qualità auspicato. Anzi, sembrano aver lasciato l’Italia calcistica ferma al palo, incapace di raccogliere le lezioni che il calcio europeo e mondiale ci impartisce regolarmente. Emblematico il ricordo della “notte della Favorita”, quando non riuscimmo a superare la Macedonia, condannandoci per la seconda volta consecutiva a guardare i Mondiali dal divano di casa.
Ora, lo spettro di un’altra clamorosa esclusione incombe. Se la situazione non dovesse cambiare, rischiamo seriamente che i bambini delle scuole elementari crescano senza sapere cosa significhi vivere il clima di un Mondiale, senza mai aver sentito sulla pelle l’emozione di riunirsi tutti insieme a fare il tifo per un bene comune qual è l’Italia.
Chi prenderà il timone tecnico della selezione azzurra si troverà a camminare sul filo del rasoio. Perché la maglia azzurra non è solo una squadra: è il simbolo di un popolo, di una passione condivisa, di una storia gloriosa che oggi sembra smarrita.
L’auspicio è che il nuovo corso sappia riaccendere la scintilla. Che possa restituirci orgoglio, gioco e risultati. E, perché no, farci tornare a cantare tutti insieme: “Notti magiche, inseguendo un goal…”.





