Nella mitologia greca, Re Mida era figlio di Zeus e della dea Cibele, sovrano leggendario della Frigia, famoso per un dono che era al tempo stesso una benedizione e una maledizione: trasformava in oro tutto ciò che toccava. Oggi, nel mondo del calcio, quel potere sembra essersi reincarnato nei piedi e nella testa di Joel Pohjanpalo, l’attaccante finlandese del Palermo che, come il mitico re, trasforma in oro (o meglio, in gol) ogni pallone che tocca.
L’efficacia di un attaccante d’altri tempi
Ancora una volta, è bastato un solo pallone giocabile, una sola occasione, per vederlo lasciare il segno. Non importa se la squadra fatica a costruire o se la partita è bloccata: quando la sfera arriva nei pressi del suo destro, subisce una sorta di metamorfosi. Non diventa metallo prezioso, ma diventa rete, vantaggio, punti.
Pohjanpalo è davvero il Re Mida del gol: un centravanti che non ha bisogno di dieci palle-gol per timbrare il cartellino. Gli basta una mezza occasione, un’incertezza dell’avversario, un cross tagliato o una respinta sporca. Il risultato è sempre lo stesso: la palla finisce in fondo al sacco e il tabellino si aggiorna.
Carisma silenzioso e concretezza
Come il sovrano frigio, anche Joel esercita il suo potere con naturalezza. Mai una parola fuori posto, mai un gesto di troppo. Il suo carisma è silenzioso ma inesorabile, costruito sulla concretezza.
È un numero nove “vecchia scuola” con un’anima moderna, capace di unire istinto e freddezza, tecnica e posizione, fame e umiltà.
Il Palermo se lo tiene stretto, perché con lui là davanti ogni partita è aperta. Anche quando la manovra latita o la squadra soffre, basta che lui entri in contatto con il pallone per cambiare tutto.
Come Mida con il suo tocco, Pohjanpalo ha il dono raro di trasformare il nulla in qualcosa di prezioso. In oro, appunto.
E se Re Mida, alla fine, fu punito per la sua avidità, il Palermo può solo sperare che Joel continui a trasformare ogni pallone in gioia, non in maledizione.
Perché in Serie B (e non solo) avere un attaccante così è come possedere un tesoro mitologico.





