Luciano Spalletti non è più il commissario tecnico della Nazionale italiana di calcio. La notizia del suo esonero, nell’aria dopo gli ultimi risultati negativi, è stata confermata alla vigilia della sfida di qualificazione contro la Moldavia dal diretto interessato in persona. Il presidente della FIGC, Gabriele Gravina, ha comunicato al tecnico toscano la decisione di sollevarlo dall’incarico, maturata a seguito del flop azzurro a Euro 2024 e del disastroso esordio nelle qualificazioni mondiali. Spalletti, 66 anni, ha accettato la decisione pur manifestando rammarico: “Avrei preferito restare e provare a cambiare le cose, ma prendo atto dell’esonero dovuto ai risultati negativi”.
I motivi ufficiali e ufficiosi dell’esonero
Le ragioni del ribaltone in panchina sono legate ai risultati deludenti raccolti dall’Italia sotto la gestione Spalletti. In primo luogo, come detto, la cocente eliminazione agli Europei del 2024, dove gli Azzurri campioni uscenti sono usciti già agli ottavi di finale, sconfitti 2-0 dalla Svizzera, una prestazione ben al di sotto delle aspettative. A questo si è aggiunto il pessimo avvio nelle qualificazioni ai Mondiali 2026: con l’Italia travolta 3-0 in Norvegia nella gara d’esordio del girone. Questo risultato ha subito messo in salita il cammino verso il mondiale americano, alimentando il timore di fallire la qualificazione per la terza volta consecutiva – un’ipotesi che spaventa tifosi e federazione.
Accanto ai motivi sportivi ufficiali, emergono anche ragioni ufficiose legate al clima intorno alla Nazionale. La pesante sconfitta di Oslo ha incrinato la fiducia nell’allenatore: tifosi e osservatori hanno iniziato a chiedere a gran voce un cambio immediato, convinti che Spalletti avesse perso il controllo dello spogliatoio e che la sua gestione fosse ormai fallimentare. Il gruppo azzurro in campo è apparso spesso spento, senza idee né motivazioni, tradendo le aspettative di rilancio riposte in Spalletti dopo le delusioni degli ultimi anni. Anche all’interno della Federazione serpeggiava preoccupazione: Gravina era consapevole che un nuovo fallimento avrebbe messo a rischio non solo il CT ma anche la sua posizione ai vertici FIGC, rendendo necessario un intervento deciso.
Il contesto recente: risultati e delusioni azzurre
Spalletti era subentrato nell’agosto 2023 a Roberto Mancini, dimessosi a sorpresa dopo la mancata qualificazione al Mondiale 2022. Il tecnico toscano arrivava sulla scia dello scudetto vinto con il Napoli e con il compito di rilanciare la Nazionale e guidarla a Euro 2024 e oltre. L’Italia di Spalletti ha faticato sin dall’inizio: nel percorso di qualificazione europeo veniva già da risultati altalenanti, centrando il pass per Germania 2024 solo all’ultima partita del girone (2-0 decisivo sull’Ucraina) dopo una fase eliminatoria sofferta. Alle fasi finali dell’Europeo 2024, però, gli Azzurri non hanno saputo invertire la rotta fino ad arrivare alla sconfitta netta contro la Svizzera, in una delle prestazioni più deludenti della recente storia azzurra. Quel flop estivo ha fatto svanire il sogno di bissare il titolo continentale e ha lasciato pesanti interrogativi sullo stato di salute della squadra.
Nel periodo successivo all’Europeo, il rendimento non è migliorato. Nelle ultime quattro gare ufficiali disputate dall’Italia sotto la guida Spalletti, il bilancio è stato di tre sconfitte e un pareggio – un trend preoccupante. Oltre al KO con la Svizzera all’Europeo, gli Azzurri avevano mostrato segnali di involuzione anche in amichevoli e Nations League, fino ad arrivare al clamoroso 0-3 incassato a Oslo contro la Norvegia. Quest’ultimo risultato, arrivato all’esordio del girone di qualificazione mondiale, ha fatto scattare l’allarme definitivo: la Norvegia guida già il gruppo con 9 punti in tre partite, e sebbene l’Italia abbia giocato finora solo una gara, il margine di errore si è drasticamente ridotto. Solo la prima classificata del girone avrà la certezza del pass per il 2026, mentre il secondo posto costringerebbe agli insidiosi spareggi – un incubo già vissuto due volte dagli Azzurri negli ultimi anni. Alla luce di queste prospettive e delle prestazioni opache della squadra, la federazione ha ritenuto necessario il cambio di conduzione tecnica.
Le dichiarazioni di Spalletti, FIGC e squadra
Spalletti ha annunciato il suo addio in modo inusuale, comunicando direttamente in conferenza stampa di essere stato sollevato dall’incarico alla vigilia di Italia-Moldavia. “Il presidente della FIGC Gravina mi ha comunicato che sarò sollevato dal ruolo e io accetto la decisione”, ha dichiarato il CT, spiegando di non aver rassegnato spontaneamente le dimissioni ma di prendere atto della scelta federale. La Federazione, al momento, non ha diffuso comunicati ufficiali dettagliati oltre alla conferma dell’esonero, ma Gravina poche ore prima aveva evitato di sbilanciarsi sul futuro del tecnico: “Futuro? Non posso dirvi cose certe. Parlerò presto con Spalletti”, aveva detto il presidente federale durante un evento a Parma, lasciando intendere che una valutazione era in corso.
Dal ritiro azzurro sono arrivate anche le voci dei giocatori, scossi per la situazione. Il capitano Gianluigi Donnarumma si è presentato in TV subito dopo la debacle di Oslo per metterci la faccia e chiedere scusa ai tifosi. “Non ci sono spiegazioni. I nostri tifosi non meritano questo, facciamo tutti un esame di coscienza” ha dichiarato il portiere azzurro, reduce dalla vittoria in Champions League col PSG pochi giorni prima. Donnarumma ha invocato una reazione di orgoglio del gruppo: “Dobbiamo trovare la forza di reagire perché siamo l’Italia e partite così non sono accettabili. Bisogna fare mea culpa ed essere più uniti di prima”. Parole che confermano lo smarrimento dello spogliatoio ma anche la volontà dei giocatori di assumersi le proprie responsabilità per invertire la rotta.
Reazioni di stampa e tifosi
La notizia dell’esonero di Spalletti ha scatenato un immediato dibattito tra addetti ai lavori, media e tifosi. Sui social network l’hashtag #Spalletti è balzato in cima ai trend, con migliaia di commenti tra indignazione e ironia. In molti hanno accolto con favore la svolta invocando un nuovo corso: sul web il sogno di tanti tifosi risponde a un solo nome: Claudio Ranieri, considerato l’uomo della provvidenza per risollevare le sorti azzurre, tanto che un’immagine generata dall’AI che ritrae Ranieri in tuta azzurra è già diventata virale. Non sono mancati meme e battute sull’epilogo dell’avventura di Spalletti, a testimonianza di come anche la pazienza del pubblico fosse arrivata al capolinea.
Un’altra candidatura circolata è quella di Stefano Pioli, ex allenatore del Milan, apprezzato per le sue doti di gestione del gruppo e la conoscenza del campionato italiano. Non sono da escludere soluzioni alternative o traghettatori ad interim, ma la volontà federale sembra orientata verso un nome di alto profilo in grado di compattare l’ambiente.
Chiunque sarà il successore, avrà il compito gravoso di risollevare la Nazionale e centrare l’obiettivo imprescindibile della qualificazione al Mondiale 2026. Dopo due edizioni saltate, l’Italia non può permettersi un altro fallimento: il patrimonio di storia e prestigio azzurro va difeso costruendo una squadra competitiva e mentalmente solida. Nell’immediato, il nuovo CT dovrà riorganizzare il gruppo e ridare fiducia a un ambiente scosso, intervenendo sui problemi emersi – dalla carenza di giocatori di talento in alcuni ruoli alla tenuta mentale nelle gare decisive. La strada verso USA 2026 è tutta in salita ma ancora lunga: il cammino di qualificazione offre margine per recuperare, a patto di cambiare passo sin da subito. La partita contro la Moldavia segnerà l’ultima apparizione di Spalletti in panchina, dopodiché inizierà ufficialmente una nuova era. Tifosi e federazione sperano che il cambio di rotta possa scongiurare definitivamente lo spettro di un’altra esclusione mondiale e gettare le basi per riportare l’Italia dove merita, ai vertici del calcio internazionale.





