Negli ultimi giorni è venuta a galla la teoria che Filippo Inzaghi fosse in procinto di lasciare il Pisa perché avesse paura. Paura di non farcela ad affrontare la serie A, paura di non essere in grado di competere tra i grandi, dopo quattro fallimenti in carriera con Milan, Bologna, Benevento e Salernitana. A fare emergere questa ipotesi è stato il presidente della squadra toscana, Giuseppe Corrado, che ha affermato che il tecnico piacentino avesse “manifestato l’incertezza di affrontare un campionato di A visto che per 4 volte è rimasto scottato“.
Beh, senza voler dare del bugiardo al rispettabilissimo Corrado, a cui anzi vanno fatti i complimenti per aver allestito una rosa capace, al netto di Super Pippo, di ottenere la promozione diretta con merito risultando seconda solo al Sassuolo, viene però difficile pensare che un uomo del calibro e del carisma di Filippo Inzaghi possa avere paura. Un uomo che nella sua carriera da giocatore ha totalizzato oltre 300 gol, vincendo tutto, sia a livello nazionale che internazionale, e che anche da allenatore ha avuto modo di togliersi già parecchie soddisfazioni, seppur per il momento non nella massima serie. Un uomo che, in panchina, fa trasparire lo stesso carattere, la stessa grinta, la stessa voglia di vincere che dimostrava quando indossava le scarpette da calciatore.
NESSUN ALLENATORE “SI ACCONTENTA” DELLA B, FIGURIAMOCI PIPPO INZAGHI
Perché dunque Inzaghi avrebbe detto a Corrado di avere paura? Probabilmente perché il patron del Pisa non ce l’ha raccontata tutta. Diverse, infatti, sono le indiscrezioni secondo le quali i reali motivi della separazione tra il Pisa e Filippo Inzaghi fossero dovute a una visione differente di come affrontarla la serie A. Perché, diciamocela tutta, puoi avere anche il miglior allenatore del mondo in panchina ma senza la materia prima, i giocatori adatti per la categoria, è difficile arrivare agli obiettivi. E allora si, sotto questo punto di vista è vero, Inzaghi ha avuto paura di fallire di nuovo a causa di un progetto tecnico-societario per l’ennesima volta non competitivo per gli standard che richiede la serie A.
Un altro esercizio di pensiero veramente complesso, inoltre, è quello di immaginare un allenatore, qualunque allenatore, che prima o poi in carriera non voglia riuscire ad emergere ad alti livelli, nei palcoscenici più prestigiosi, tra le vette più alte. Se poi parliamo di Pippo Inzaghi, il concetto si amplifica a dismisura. Chissà quindi se Inzaghi abbia rivelato a Corrado che tornare in serie B, per lui, questa volta, non significherebbe solamente tentare di vincere un altro campionato e poi, si vedrà.
Chissà se, nel dialogo tra i due, Pippo abbia omesso che che le lusinghe del Palermo, il fascino di un programma a lungo termine con reali ambizioni finalizzate a traguardi importanti, siano state decisive nella scelta di lasciare Pisa per approdare in Sicilia. O chissà se Corrado, nel non raccontarcela tutta, non abbia lasciato trasparire qualcosa di veramente rilevante in tutta la questione. Come sempre il tempo, e il campo, diranno. Ma intanto è plausibile ritenere che la parola chiave decisiva per la scelta di Inzaghi non sia paura, ma piuttosto, progetto.





