Giorgio Perinetti, attuale direttore sportivo dell’Athletic Club Palermo, ha concesso un’intervista a Massimo Norrito de La Repubblica, parlando di diverse tematiche della sua vita calcistica ed extracalcistica. Due anni fa, il direttore ha perso la figlia Emanuela, morta a soli 33 anni a causa di una grave forma di anoressia. Da quella tragedia è nato un libro, un racconto intimo che vuole essere anche un messaggio di speranza per tante famiglie.
“Tutto nasce da un’intervista a un anno dalla sua scomparsa. Ho pensato che raccontare la vicenda potesse servire a sensibilizzare su un fenomeno molto diffuso. Voglio essere d’aiuto ai genitori che combattono contro un male oscuro che non si manifesta. All’inizio anche Chiara, l’altra mia figlia, non era convinta ma poi abbiamo deciso che parlarne è meglio che non parlarne“.
Perinetti confessa anche di non aver colto in tempo i segnali di sofferenza della figlia:
“Uno dei problemi di chi vive un disagio alimentare è il rifiuto della malattia. Ci sono bugie quotidiane per nascondere la verità. Col senno di poi, capisco che quando mia figlia mi chiedeva di lavorare insieme, in realtà mi stava chiedendo solo di starle vicino, ma io non l’ho capito“.
Per il dirigente, il calcio è diventato una sorta di ancora di salvezza, un modo per reagire al dolore:
“È stato l’unico appiglio che potevo trovare. Mi ha dato la possibilità di non sprofondare, di restare a contatto con i giovani e di continuare ad avere un obiettivo. Aiutarli mi ha tenuto in vita“.
La sua rinascita personale e professionale passa oggi attraverso l’Athletic Club Palermo:
“Volevo ripartire da dove ho cominciato: dal settore giovanile. All’Athletic ho trovato entusiasmo, tanti giovani e un progetto che mi permette di seguirli nella loro crescita. Palermo è la mia città adottiva, qui sono accadute tutte le cose più importanti della mia vita, sia familiari che lavorative“.
Perinetti guarda con orgoglio ai 125 anni di storia del Palermo: “Ringrazio il presidente Mirri per l’invito alle celebrazioni. Se sono tornato più volte, significa che ho lasciato un buon ricordo“.
E sull’attuale guida tecnica dei rosanero non ha dubbi:
“Ho avuto Inzaghi a Venezia, lo volevo anche al Siena. È un allenatore vincente, merita di portare il Palermo in Serie A e sono sicuro che lo farà. Poi si assesterà nella massima serie con un progetto solido come quello del City Group“.
L’intervista si chiude con uno sguardo al futuro e alla missione dell’Athletic Palermo: “È una realtà nata per offrire un’alternativa ai ragazzi di Palermo, un’opportunità per coltivare un sogno. La nostra più grande vittoria? Aver riaperto il Velodromo allo sport“.





