A volte basta una frase, anche detta quasi per caso, per capire quanto un allenatore sia già immerso nel suo nuovo mondo. È successo con Filippo Inzaghi, dopo la storica vittoria del Palermo a La Spezia. Ai microfoni, nel post partita, il tecnico ha pronunciato parole semplici ma dense di significato: “Non vincevamo qui da 90 anni.”
Seppur non sia la prima volta che il tecnico piacentino si riferisce anche ad eventi passati che riguardano la squadra rosanero utilizzando il plurale, la frase non è passata inosservata a tifosi e addetti ai lavori. Inzaghi, infatti, non ha detto “il Palermo non vinceva da 90 anni”, ma “non vincevamo”. Un dettaglio linguistico, forse, ma che racconta molto più di mille dichiarazioni. In quel “noi” c’è l’immedesimazione totale con la squadra, con la città, con una maglia che Inzaghi ha appena iniziato a indossare ma che sembra già sentire sua.
Arrivato da pochi mesi, l’ex attaccante di Milan e Nazionale sta conquistando l’ambiente rosanero non solo attraverso i risultati — che parlano da soli — ma soprattutto con l’atteggiamento, la passione e la mentalità. Quel “noi” pronunciato con naturalezza è la prova di un coinvolgimento autentico, segno che Inzaghi non si sente un semplice ospite di passaggio, ma parte integrante di un progetto che vuole costruire e vivere fino in fondo.
Nel calcio, le parole contano. E quando un allenatore sceglie di parlare al plurale, assumendosi la storia e il peso delle statistiche del club, significa che ha già sposato la causa. Inzaghi, che ha già vissuto piazze calde del Sud come Benevento e Reggio Calabria, conosce bene il valore del senso di appartenenza e della connessione con la gente.
Il pubblico rosanero, da sempre passionale ed esigente, lo ha percepito subito: in Inzaghi non vede solo un tecnico, ma un leader. Uno che parla già da palermitano, con il cuore e con l’anima.
E forse quella frase — “non vincevamo da 90 anni” — non è solo un dato storico, ma la prima pagina di una lunga storia d’amore tra Filippo Inzaghi e il Palermo.





