Da bersaglio delle critiche a Palermo a protagonista con la maglia dell’Italia Under 21. Sebastiano Desplanches, giovane portiere rosanero, ha risposto sul campo alle recenti contestazioni, offrendo una prestazione di altissimo livello con la nazionale e parando anche un rigore, rilanciando così la sua immagine e le sue ambizioni.
La sua stagione al Palermo, però, non è stata all’altezza delle aspettative. Errori e insicurezze ne hanno minato la fiducia, portando gran parte dell’ambiente – tifosi, stampa e dirigenza – a suggerire una sua partenza in prestito, magari in una piazza meno esigente. Un giudizio forse troppo affrettato per un ragazzo di 21 anni che resta uno dei prospetti più interessanti nel panorama calcistico italiano.
Palermo, si sa, è una piazza passionale, ma anche spietata. Capace di esaltare un giovane alla prima buona prestazione, ma altrettanto rapida nel puntare il dito al primo errore. Un copione già visto in passato: emblematico il caso di Alessandro Parisi nella stagione 1996/97, scartato prematuramente e poi risorto a Trieste e soprattutto a Messina. Simile il destino di Federico Agliardi, che dopo un’ottima prestazione all’Olimpico contro la Lazio venne pesantemente condannato per una papera nel derby col Catania, episodio che segnò il declino della sua carriera.
La storia sembra ripetersi. Anche Desplanches è finito sotto i riflettori più per gli errori che per le qualità, eppure le colpe non sono solo sue. La fragilità difensiva della squadra – con una coppia centrale formata da Nikolaou e Banjia – non ha certo agevolato il lavoro di un portiere giovane, chiamato troppo spesso a interventi disperati senza adeguata copertura.
In un calcio che si dichiara pronto a valorizzare i giovani, serve coerenza. Gli errori, a quell’età, sono parte del percorso. La vera sfida per una società ambiziosa è saperli gestire, proteggere i propri talenti e aiutarli a crescere, non scaricarli al primo passo falso.
Desplanches ha talento e personalità. Il Palermo ha due strade: continuare a credere in lui, magari migliorando il reparto difensivo, o lasciarlo andare altrove, rischiando di vederlo esplodere con un’altra maglia. La risposta, come spesso accade, arriverà dal campo. Ma una cosa è certa: il tempo, per i giovani, è il miglior alleato. E Desplanches merita di averlo dalla sua parte.





