“Nemici della contentezza”: dopo Cremona la gioia si mischia a premature critiche

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Nonostante il successo sulla Cremonese, buona parte della piazza di Palermo resta inquieta. L’insoddisfazione è diventata compagna di viaggio, persino nei momenti di gioia.

Passare il turno in casa di una squadra comunque di una categoria superiore non è mai semplice. Il Palermo è stata l’unica squadra di Serie B a superare il turno contro una rivale di Serie A, ma neppure questo sembra bastare. Eppure, il risultato è arrivato. Una vittoria che dovrebbe regalare sorrisi, ma che invece lascia dietro di sé in parte della tifoseria un silenzio teso. Nessuna euforia. Nessuna ovazione liberatoria. Solo borbottii, analisi severe, dubbi che si insinuano come crepe sotto una superficie appena rassettata.

C’è stato un tempo in cui una vittoria era vissuta come tale: pura, semplice, istintiva. Oggi, invece, appare come una parentesi che apre soltanto altre domande: “Perché si è sofferto così tanto?”, “Perché si è creato così poco?”, “Perché non si è visto gioco?”. Le risposte non bastano mai, e forse non servono nemmeno.

Eppure, contro la Cremonese si sono visti segnali incoraggianti: intensità, merce rara negli ultimi anni, una linea difensiva che ha retto nei momenti di pressione, carattere e impronta chiara di mister Inzaghi. Ma più che festeggiare, c’è chi si interroga. Più che applaudire, c’è chi sospira.

Forse è genetica, forse è abitudine a pretendere sempre di più. Forse è solo amore viscerale che si traveste da critica. Perché chi ama non si accontenta, e chi vive di calcio in questa città lo fa con il cuore, non con il bilancino.

Questa insofferenza alla contentezza diventa una tensione costante verso l’eccellenza. È ciò che ha reso grandi tante squadre e ciò che impedisce alla mediocrità di trovare casa a Palermo. Ma allo stesso tempo rischia di far perdere il gusto del viaggio.

I segnali positivi esistono, anche se pochi sembrano volerli cogliere. Il gruppo risponde, l’allenatore ha idee chiare, i nuovi iniziano a integrarsi. Ma ogni passo avanti è accompagnato da un “sì, però…”, come se la felicità fosse un traguardo da rinviare sempre a data da destinarsi.

C’è chi lo definisce una maledizione, altri lo chiamano maturità. Ma forse si tratta soltanto di una forma particolare di tifo: quella in cui la passione non accetta compromessi e la contentezza, semplicemente, non basta.

Così il Palermo vince, ma qualcuno non festeggia. La squadra cresce, ma parte dei sostenitori criticano. Si sogna, ma con gli occhi sempre aperti. Perché in fondo, essere “nemici della contentezza” è ciò che rende irriducibilmente unici alcuni tifosi rosanero.

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