Le cinque sostituzioni, il jolly decisivo per un Palermo da vertice

cinque sostituzioni

Il calcio è cambiato notevolmente negli ultimi sessant’anni. Nel 1965 non erano ammesse sostituzioni: si entrava in campo in undici e si resisteva eroicamente per novanta minuti. Oggi, dal periodo del Covid, sono state introdotte cinque sostituzioni, che inizialmente dovevano essere occasionali ma che, col tempo, sono diventate la norma. Le cinque sostituzioni consentono infatti di variare il 50 % dei giocatori di movimento, comportando una significativa alterazione delle forze in campo.

Oggi i campionati si vincono grazie alla forza dei cosiddetti “panchinari”. Nelle squadre di vertice questi giocatori non possono più essere definiti tali, perché sono proprio loro a cambiare l’inerzia della partita. Se quest’anno il Palermo riuscirà a organizzare una rosa tale da non creare differenze tra chi parte titolare e chi entra a dare manforte in corso d’opera, la promozione potrebbe non essere un miraggio.

Un esempio pratico ce lo ha fornito lo scorso campionato, nell’incontro Palermo–Cremonese. La Cremonese, priva di Vazquez per squalifica, si è permessa il lusso di tenere in panchina Antov, Collocolo, Zanimacchia, Valorti e Nasti: cinque sostituzioni che hanno ribaltato il match, con due dei tre gol realizzati proprio dai subentrati. In tutto il campionato, il Palermo ha segnato appena due gol con giocatori entrati a partita in corso, un dato eloquente sulla scarsa incisivitá della panchina rosanero.

Non possiamo ripetere questo errore. Nei momenti chiave del campionato, con campi pesanti che aumentano il rischio di infortuni e con centrocampisti e difensori a rischio squalifica, la profondità della rosa sarà determinante per arrivare fino in fondo.

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