Nel mondo del calciomercato, la linea tra strategia e indecisione è spesso sottile. Ma per Carlo Osti, storico direttore sportivo noto per il suo pragmatismo e fiuto, la gestione parallela di più trattative non è un segno di incertezza: è un marchio di fabbrica. Un “vizio”, se vogliamo, ma di quelli funzionali.
Il caso più recente? L’interessamento contemporaneo per Gyasi ed Elia sulla fascia destra, e per la coppia Cistana-Bani in difesa.
Non è la prima volta che Osti segue questa linea. Anziché puntare tutto su un singolo obiettivo, costruisce sempre un “piano B” solido quanto il primo. Una doppia pista che gli consente di negoziare con maggiore forza, senza farsi trovare scoperto di fronte a richieste eccessive o cambi di rotta dell’ultima ora.
Nel caso Elia/Gyasi, Osti ha avviato due trattative parallele e concrete, con la consapevolezza di doverne valutare lo sviluppo per poi, infine, abbandonare la pista Elia. Una decisione presa dopo aver dato un ultimatum allo Spezia e al suo procuratore, inviando un messaggio chiaro al mercato: con il Palermo non si può più giocare.
Parallelamente, l’interesse per i difensori Cistana (Brescia) e Bani (Genoa) dimostra ancora una volta la sua capacità di portare avanti più dialoghi senza mai scoprire completamente le carte.
Criticato da alcuni per quella che sembra una gestione “confusionaria”, Osti in realtà dimostra di avere una visione chiara: non tutti i treni passano due volte, e talvolta due binari portano alla stessa stazione. Puntare su due profili simili per ruolo, ma con caratteristiche diverse, è anche un modo per tenere sulle spine i club venditori e ottenere condizioni migliori.
Non è solo mercato: è psicologia
Osti non è solo un negoziatore, ma un fine psicologo. Sa che, in una trattativa, la tempistica è tutto. Far trapelare un interesse parallelo può sbloccare una situazione stagnante. E, soprattutto, riduce il rischio di fallire completamente un obiettivo, lasciando la squadra scoperta.
Il “vizio” di Carlo Osti di portare avanti trattative parallele non è una mancanza di decisione, ma una precisa filosofia operativa. In un mondo dove le trattative saltano per dettagli minimi, Osti preferisce avere sempre un’alternativa pronta. Una strategia che, sebbene a volte criticata, gli ha permesso nel tempo di costruire rose competitive anche con budget limitati.
Nel calciomercato moderno, non è chi punta più in alto a vincere, ma chi ha più piani di riserva. E Osti, in questo, è un maestro.




