L’arrivo dei big a fine corsa: il declino del calcio italiano

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L’Italia accoglie Luka Modrić e Kevin De Bruyne. Due nomi che, solo a pronunciarli, raccontano un pezzo di storia del calcio europeo. Ma dietro lo scintillio dei loro palmarès si nasconde una realtà meno brillante: questi arrivi, tutt’altro che da prima pagina per tempismo, fotografano con nitidezza lo stato attuale della Serie A.

L’approdo nel nostro campionato di due fuoriclasse a parametro zero — Modrić a 39 anni suonati, De Bruyne con una condizione atletica da verificare — è un’ulteriore conferma di come la massima serie nostrana sia ormai scivolata ai margini dell’élite europea. Lontani i tempi in cui l’Italia rappresentava l’Eldorado del calcio mondiale, oggi sembriamo diventati un rifugio per le ultime pagine delle carriere di ormai ex campioni.

Negli anni ’90 e 2000, i nostri stadi ospitavano Maradona, Van Basten, Gullit, Rijkaard, Batistuta, Ronaldo, Zidane, Nedvěd, Shevchenko e decine di altri campioni nel pieno della loro parabola agonistica. Erano gli anni in cui la Serie A era il centro gravitazionale del calcio mondiale, e le coppe europee lo certificavano: nel 1993 l’Italia sfiorò il “triplete europeo” con la Juventus vincitrice della Coppa Uefa, il Parma della Coppa delle Coppe e il Milan finalista (sconfitto) in Champions League. L’anno dopo, il Milan vinse la Champions, l’Inter la Uefa e il Parma raggiunse ancora la finale della Coppa delle Coppe.

Oggi, invece, l’Italia fatica non solo a vincere, ma anche a competere. Le nostre squadre arrivano in fondo grazie al cuore, non grazie alla superiorità tecnica o atletica. E questo declino si riflette perfettamente anche nella Nazionale: un gruppo senza fuoriclasse, senza riferimenti, senza scintilla.

Il calcio italiano è diventato povero. Povero tecnicamente, povero atleticamente, povero di visione. I grandi nomi arrivano quando sono in fase calante, non per primeggiare ma per resistere a un ritmo che qui è meno asfissiante rispetto ad altri campionati.

E allora sì, applaudiamo Modrić e De Bruyne per le carriere leggendarie, ma non illudiamoci: il loro arrivo non è una rinascita, è semmai l’ennesimo indizio di un ridimensionamento in atto da tempo. Il vero problema del calcio italiano non è che accoglie i campioni… ma quando li accoglie.

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