Il 4 giugno 1989 è una cicatrice che brucia ancora, un ricordo che pulsa forte nei cuori di chi c’era. La stagione 1988/89 era stata una cavalcata straordinaria, una rinascita vera e propria dopo la radiazione del 1986 e l’anno tra i campi polverosi della C2. Il Palermo, appena ricostruito, era riuscito nella stagione precedente a salire in C1, ma non era finita lì. All’ultima giornata del campionato 1988/89, i rosanero si giocavano la promozione diretta in Serie B in una sorta di spareggio infuocato contro il Foggia, una finale senza appello: il Palermo doveva vincere a tutti i costi, al Foggia invece bastava un pareggio.
La partita si giocò al Provinciale di Trapani, visto che La Favorita era chiusa per i lavori in vista di Italia ’90. Trapani si trasformò in una piccola capitale rosanero: ogni settore dello stadio era occupato, le bandiere rosa e nere sventolavano con fierezza, gli striscioni inneggiavano alla promozione, i cori rombavano forti come tamburi di guerra.
Al fischio d’inizio i rosanero attaccarono con rabbia, decisi, trascinati dall’urlo del pubblico. Al 18’, un segno dal cielo: il Foggia restava in dieci, espulso Coppola. L’onda rosa e nera si fece tsunami. Sembrava fatta. E invece, al 30’, il destino si fece beffa, con il volto di un figlio di Palermo. Onofrio Barone, cresciuto nel vivaio rosanero, palermitano puro sangue, da una punizione defilata sulla destra fece partire un tiro maligno, velenoso, che attraversò tutta l’area e si infilò beffardo alle spalle di Taglialatela.
Lo stadio, che pochi secondi prima vibrava di speranza, venne trafitto da quella traiettoria maledetta.
Nella ripresa fu assalto puro e al 75’, finalmente, arrivò il tanto agognato gol: cross dalla sinistra, incornata di Gaetano Auteri e palla in rete. Il Palermo era tornato in vita, ma il pareggio, come detto, non bastava.
Negli ultimi minuti, il Palermo le provò tutte. Genovese, portiere del Foggia, si trasformò in un muro insormontabile: parate, miracoli, una traversa. Niente. Il triplice fischio sancì il Foggia in B e il Palermo ancora in C1.
La promozione arrivò due anni dopo, ma quella è un’altra storia. Quella domenica a Trapani, ancora oggi, racconta cosa significhi essere tifosi del Palermo, l’amore per la maglia, per questi colori, è più forte di ogni delusione e accompagnerà la squadra rosanero in grandi avventure.
Perché una fiamma, finché c’è qualcuno che la tiene viva, non si spegne mai.




