E chi se lo scorda quel luglio del 2002?
A Palermo le voci giravano come il vento tra i vicoli: “Zamparini pigghia u Palermo”, dicevano. Sembrava una leggenda metropolitana, uno di quei sogni che si fanno ad occhi aperti. Ma poi diventò tutto vero. Dopo anni a Venezia – e una storica promozione in Serie A – Maurizio Zamparini sbarcò davvero in città e acquistò il Palermo da Franco Sensi. L’affare? Una quindicina di milioni di euro, pagati in tre anni.
Fin dal primo giorno si capì che non era venuto a fare presenza. Arrivò con un progetto ambizioso, con mezza squadra del Venezia al seguito: Maniero, Morrone, Conteh, Santana, Di Napoli… Li portò tutti al Barbera. L’obiettivo era chiaro come il sole di luglio: riportare il Palermo in Serie A dopo 31 anni di attesa infinita.
La prima stagione fu un’altalena: tre allenatori (Glerean, Arrigoni, Sonetti) e una promozione sfumata all’ultima giornata contro il Lecce. Ma era solo l’inizio.
Gli anni d’oro: il Palermo torna grande
L’anno dopo cambiò tutto. In panchina a Silvio Baldini subentrò Francesco Guidolin e fu come accendere un motore che aspettava solo la scintilla. Il Palermo dominò il campionato, travolgendo ogni ostacolo. Alla fine, fu Serie A. Una festa senza fine, una città in delirio. “Zamparini come Santa Rosalia”, recitava uno striscione. Il Comune gli conferì la cittadinanza onoraria, la gente lo osannava come un salvatore.
In Serie A, i rosanero fecero sognare: Coppa UEFA nel 2005, 2006, 2007, zone alte della classifica, sfiorata la Champions. Chi c’era, non dimenticherà mai quel Palermo-Sampdoria del 2010, un Barbera infuocato come non mai e un pareggio che ancora fa male. E nel 2011 arrivò pure la finale di Coppa Italia, persa contro l’Inter, ma con uno stadio Olimpico tutto rosanero: sembrava casa nostra.
I nostri gioielli: Cavani, Pastore, Dybala… e tanti altri
Con Zamparini al timone sbocciarono campioni che ancora oggi fanno battere il cuore.
Nel 2007 arrivò Edinson Cavani, ‘u picciottu uruguaiano dal Danubio, che segnò un gol da film contro la Fiorentina e non si fermò più: 34 reti prima di volare a Napoli.
Nel 2009 invece fu la volta di Javier Pastore, “El Flaco”, e ancora ci brillano gli occhi se pensiamo alla sua tripletta nel derby col Catania.
Nel 2012, infine, fu il turno di un ragazzino argentino che nessuno conosceva: Paulo Dybala, pagato una fortuna per l’epoca. Zamparini lo presentò come “il nuovo Aguero” e all’inizio qualcuno rise. Ma poi… divenne La Joya. Per noi, rimarrà semplicemente “U Picciriddu”.
E che dire dei campioni del mondo? Toni (anche se era già della Fiorentina), Barzagli, Grosso, Barone, Zaccardo. E poi Zauli, Corini, Ilicic, Sirigu, Fontana, Amauri, Miccoli… Un esercito di nomi scolpiti nella memoria di ogni tifoso. Non possiamo citarli tutti, ci vorrebbe un libro.
Amore, fuoco, polemiche… e 66 esoneri
Zamparini era così: o lo amavi o lo odiavi. Spesso entrambe le cose, nello stesso momento. “Lo amiamo e lo odiamo insieme… vive in simbiosi con Palermo”, scrisse una volta la stampa locale. Non era solo un presidente: era parte della città. Passionale, impulsivo, teatrale. E quando parlava, Palermo lo ascoltava. Anche quando diceva cose folli.
E poi aveva un suo vizio, un tallone d’Achille che nessuno poteva togliergli: gli allenatori. Li cambiava come camicie. In carriera – tra Venezia e Palermo – ne esonerò 66 in 32 anni. Solo nella stagione 2015-16 ne cambiò otto. Otto! Un record, anche questo (Iachini, Ballardini, Viviani, Bosi, Tedesco, Novellino, Iachini II° estratto, Ballardini II° estratto).
Eppure, lo sapevamo tutti: dietro ogni decisione c’era l’amore per questa squadra. L’istinto, a volte sbagliato, ma sincero.
Gli ultimi anni e l’addio amaro
Dopo il 2011 iniziarono gli anni difficili. La squadra cominciò a calare, e nel 2013 arrivò la prima retrocessione dell’era Zamparini. Ma fu solo un inciampo: nel 2014 il Palermo stravinse la B con cinque giornate d’anticipo. Tuttavia, la magia sembrava spegnersi.
Nel 2017 nuova retrocessione, e i problemi economici e gestionali iniziarono a farsi sentire. Nel dicembre 2018, Zamparini lasciò il Palermo, vendendo il club a una sconosciuta società inglese, per il prezzo simbolico di 10 euro. Sperava che avrebbero investito in uno stadio, in un centro sportivo, in un futuro. Ma niente di tutto ciò si realizzò.
Nel 2019, la mazzata finale: penalizzazione di 20 punti, problemi giudiziari e il fallimento.
L’eredità di un’epoca
L’epilogo fu triste, è vero. Ma non cancella nulla.
Zamparini ha segnato un’epoca.
Ha fatto tornare grande Palermo, ha riempito il Barbera, ha regalato sogni veri a una tifoseria che aspettava da decenni.
Chi ama il Palermo non potrà mai dimenticare quella promozione del 2004, le notti europee, i gol impossibili, i fuoriclasse scoperti quando nessuno ci credeva. Maurizio Zamparini resta, nel bene e nel male, una leggenda rosanero.
E oggi, nel giorno in cui avrebbe compiuto 84 anni, lo ricordiamo col cuore in mano e con un profondo ringraziamento.
Perché magari ci ha fatto arrabbiare, sì. Ma ci ha fatto anche sognare.




